Prendiamo ad
esempio Juventus e Torino come simboli, estremi di un calcio che rischia il
default da solo, con le proprie mani. Nonostante di voglia non vedere, al di
la' dei richiami di facciata del presidente del Calcio, Platini, la forbice tra
poche squadre ricche, o comunque con rischio di crack puntellato da iniezioni
in milioni o petrodollari dai patron, e le povere, e' al punto di rompersi.
Juve e Toro dunque. La prima ha ripreso la strada tracciata da Giraudo, top
player, spese al top con un piccolo particolare, allora non erano n'è la
Famiglia ne' la Borsa a sostenere gli investimenti ma la capacita di equilibrio
tra entrate ed uscite. Oggi non e' così e non basterà il solo stadio esaurito
ad evitare sorprese. Tra incassi da stadio e Champions entreranno mal contati
70 80 milioni di euro a copertura delle spese vive, stipendi giocatori e spese
di routine di gestione della società dal bilancio gia in rosso. A fine mercato
le cessioni non basteranno per coprire un rosso intorno ai 50 milioni spesi
anche in questa estate. Senza Champions, senza semifinali il rischio default e'
reale ma i dirigenti bianconeri, come sperano prima o poi anche Milan e Inter
tornate in pista, mirano allo strappo, ad un Europa a 12 come ai tempi della
Tirade. basta dirlo e poi forse e' giusto così. Il gap lo si vedrà in
campionato, chi la gamba lunga e chi, almeno dodici squadre corte, cortissime.
Il Toro e' tra queste ma non c' e' da stupirsi. Cairo avrà il braccino corto,
fin troppo oculato ma il calcio oggi impone questo. Chi non ha mezzi deve usare
la fantasia, organizzazione, contatti, anche extra comunitari. Trenta milioni
di euro tra Lega e sponsor bastano...solo per salvarsi, una guerra tra poveri.
Importante e' prenderne atto, tifosi in primis. Meglio una Superlega europea ed
un campionato vero combattuto per chi resta di questo. A chi fa comodo andare
in guerra contro un esercito di Masaniello?

Come solevasi dire:
RispondiElimina"POVERI MA ONESTI "
vabbè .... consoliamoci allora
Ciao Caro
Maurizio